DIARIO

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Benvenuti in Iperdimensione

Mi chiamo Roberto Malaguti, ho 43 anni, sono un ingegnere meccanico e nella mia vita professionale ho fatto tante cose. Tutte ruotano attorno al mondo della progettazione e dello sviluppo prodotto. Parto dalla meccanica pura, poi a volte ho invaso il campo nel mondo dell’architettura; oggi non abbandono nulla del mio passato, anzi!, e mi spingo anche nel terreno del design. Iperdimensione è la sintesi di tutto questo.

C’è una domanda che vedo spesso negli occhi delle persone quando racconto del mio lavoro: perché tanta varietà? E allora io rispondo con una parola: curiosità.

Da dove nasce Iperdimensione

Ho cominciato la mia carriera progettando macchine per lavorare il legno in un settore di nicchia: cornici per quadri e poster. Il mio capo di allora mi ha insegnato tutto e soprattutto mi ha fatto capire una cosa: le macchine che facevamo, macchine per falegnami, che fossero manuali o che fossero automatiche, dovevano essere come Formula 1: curate nei dettagli, uniche, inimitabili. Dovevano stupire: la gente, nel vederle, doveva rimanere estasiata da tanta spregiudicatezza. Questo accadeva!

500Qualche anno dopo sono passato in un altro mondo, quello delle macchine fitness e del benessere. Si facevano prodotti attraverso i quali le persone dovevano stare bene. E ci si riusciva: cosa non facile, quando dovevi confrontarti con obiettivi nei quali la prestazione, la qualità e lo stile sono tre elementi che fanno l’essenza del prodotto e che creano il piccolo sogno di chi, grazie a questo, vive emotivamente il frutto del tuo lavoro.

Stupire le persone vuol dire coinvolgerle con il tuo lavoro e fare in modo che, quando quello che tu hai prodotto le accompagna per qualche momento della loro vita, loro se ne vadano felici, contente di avere dato fiducia a ciò che tu hai progettato.

È stato strano notare che questo atteggiamento di massima ricerca della perfezione fosse lo stesso anche nel mondo delle costruzioni industriali in cui mi sono tuffato quando ho capito che il mio ruolo era dare continuità al lavoro di una vita di mio padre. Serviva un futuro nell’azienda di famiglia, ma servivano anche idee nuove. Non facile portarne, soprattutto quando tutti parlano di crisi, di ridimensionamenti e di chiusure. Iperdimensione viene fuori anche da un’esperienza come questa! Anzi, mettendo insieme tutto, sono orgoglioso di poter definire Iperdimensione una costola di fatto dell’avventura imprenditoriale della mia famiglia.

Iperdimensione stand-up company

Qualcuno definisce il mio progetto non come “startup”, ma come “stand-up company”: Si tratta di usare la carica di energia e di risorse che in Italia abbiamo a disposizione per fare oggetti che coinvolgano, che creino passioni. Oggetti concepiti con un saper fare che noi, quelli della mia generazione e quelli dopo, abbiamo ereditato ed abbiamo la responsabilità di ritrasformare in valore. Il nostro territorio, i nostri Artigiani e i nostri Industriali sono il risultato di un processo culturale italiano unico. Il progetto Iperdimensione che comincio a raccontare oggi è l’ambizione di dare un contributo al nuovo paradigma economico basato sulle nostre caratteristiche di base: qualità della vita, bellezza, avanguardia culturale, visione positiva del mondo.

Cosa altro è, del resto, il design?

 

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